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Profughi di ieri e migranti di oggi: Storia di Marcella, straniera in casa propria

pubblicato 23 ott 2017, 02:29 da Giulio Frate
Venerdì 3 novembre, alle h 21.00 presso la Sala Acli, vicolo S. Marta 7, Pietro Ludovico Prever presenta il libro IL PESCATORE,  la storia di una famiglia di profughi italiani dalla Dalmazia, simile a quelle dei milioni di profughi dei giorni nostri. 

Bari, 24 marzo 1923: Martino Martinelli descrive in una lettera la sua condizione di esule dalla costa orientale  Dalmata. 
Cattaro, 1943: Marcella fugge dalla sua terra travestita da contadina, ma non sa che al suo arrivo  verrà trattata  come una straniera: slava per gli italiani e italiana fascista per gli slavi. 
Tra il 1944 e il 1954  nel nostro Paese furono allestiti oltre 100 campi per i profughi della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. "Il Pescatore" racconta la storia di Marcella, miracolosamente rientrata in piena guerra da Cattaro nel territorio nazionale. Una pagina dolorosa della storia del nostro Paese, rimossa per oltre quarant’anni.
2017: in  una  notte qualsiasi dei nostri giorni, un gommone scarica su una spiaggia della Sicilia il suo carico umano di uomini,  donne e bambini  che oggi come ieri  fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla morte e dalla fame.

Ne parliamo,  nella speranza di un mondo con meno guerre, paura, violenze, fame e profughi, in un incontro con Pietro Lodovico Prever, autore de “Il Pescatore”, un libro che racconta l’odissea di una famiglia di  italiano–dalmati, profughi della prima e della seconda guerra mondiale.
 
La tragica vicenda degli italiani dell’Istria e della Dalmazia, vittime delle repressioni e della pulizia etnica del regime di Tito, è stata in tutti questi anni, nel nostro Paese, oggetto di contesa e di disputa ideologica: le destre la brandiscono come arma impropria di una speculazione politica, contrapponendola assurdamente al giorno della Memoria del 27 gennaio – come se questa data fosse un  patrimonio esclusivo delle sinistre…
In questo Paese dove sembra impossibile costruire una memoria storica minimamente condivisa pensiamo sia importante proporre dei racconti che cerchino di collocare le tragedie del passato in un orizzonte che superi le prospettive di parte per considerare le vicende umane nel loro valore universale. Questo ci sembra aver fatto Pietro Prever nel suo libro “Il pescatore”, dove l’odissea della sua famiglia, esule da Zara dopo la seconda guerra mondiale, viene accostata a quella delle enormi masse umane che oggi si muovono nel mondo, in fuga da guerre, persecuzioni e miseria.

L’isola che non c’è ritiene che questo incontro possa interessare tutti coloro che nella nostra città sono sensibili al dramma dei migranti e dei profughi, e quei nostri concittadini che non dimenticano che anche noi, in tempi non così lontani, siamo stati migranti e profughi”.


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